articolo di Claudia De Angelis
“Nell’adolescenza è essenziale che vi sia
qualcuno contro cui ribellarsi”
Donald W. Winnicott
L’adolescenza è un periodo di grandi cambiamenti per tutti. Il corpo si trasforma, emergono nuove emozioni, cresce il desiderio di autonomia e prende forma una domanda fondamentale: “chi sono ?”
Quando l’adolescente presenta una disabilità intellettiva, questo percorso può diventare ancor più complesso, ma non per questo meno importante: anche questi ragazzi e queste ragazze, come è ovvio, vivono pienamente il bisogno di costruire la propria identità, di sentirsi riconosciuti dagli altri e di esplorare la propria dimensione affettiva e sessuale.
La sessualità, infatti, non riguarda soltanto il comportamento sessuale, ma comprende il rapporto con il proprio corpo, l’immagine di sé, le emozioni, il desiderio di vicinanza e la capacità di costruire relazioni significative. Ignorare o minimizzare questi aspetti rischia di ostacolare un percorso
evolutivo già delicato.
Durante l’adolescenza, il pensiero diviene progressivamente più complesso: si inizia a riflettere su se stessi, sui propri sentimenti e sul modo in cui si viene percepiti dagli altri. Nella disabilità intellettiva questo processo può incontrare maggiori difficoltà. Le trasformazioni corporee e affettive vengono percepite, ma non sempre comprese o integrate in modo chiaro.
Può nascere, così, una sensazione di distanza rispetto ai coetanei, accompagnata dal timore di non essere accettati o di non appartenere pienamente al gruppo. Quanto più l’adolescente percepisce
questa differenza, tanto maggiore può essere il rischio di isolamento, blocco evolutivo e riduzione della fiducia nelle proprie possibilità.
In questo percorso l’attività autoerotica rappresenta spesso un’esperienza fisiologica e rassicurante.
Attraverso l’esplorazione del proprio corpo, l’adolescente prende confidenza con nuove sensazioni, sviluppa una maggiore consapevolezza di sé e costruisce gradualmente un’immagine corporea più integrata.
Si tratta di una fase che può favorire la conoscenza di sé e preparare, nel tempo, alla possibilità di instaurare relazioni affettive più mature. Tuttavia, familiari ed educatori possono vivere con difficoltà questi comportamenti ed interpretarli, talvolta, come problematici anziché come espressione di un normale processo di crescita.
Uno degli aspetti più complessi riguarda il rapporto tra adolescente e le figure genitoriali. Spesso i genitori si trovano a confrontarsi con una situazione apparentemente contraddittoria: vedono il corpo che cresce e cambia, mentre alcune competenze cognitive e relazionali possono evolvere più lentamente.
Questa discrepanza può portare, anche inconsapevolmente, a mantenere l’adolescente in una posizione infantile, limitando gli spazi di autonomia e rendendo più difficile il naturale processo di
separazione e individuazione tipico dell’adolescenza.
Il bisogno di privacy, di momenti personali e di una maggior indipendenza non rappresenta il rifiuto
della famiglia, ma un passaggio necessario per la costruzione dell’identità adulta. Riconoscere questi bisogni significa sostenere il percorso di crescita, pur mantenendo un adeguato livello di protezione.
Quando l’adolescente non trova occasioni per sentirsi riconosciuto/a, ascoltato/a, valorizzato/a, può sviluppare sentimenti di impotenza, inefficacia e rinuncia. In alcuni casi si osservano comportamenti imitativi, ricerca passiva di approvazione, ritiro sociale o difficoltà nel costruire relazioni autentiche.
Alla base di queste manifestazioni vi è spesso una fragilità identitaria: l’adolescente fatica a percepirsi come persona competente, capace di avere desideri, progetti e un ruolo significativo all’interno del proprio contesto sociale.
Per questo motivo è fondamentale che gli adulti di riferimento non si concentrino esclusivamente sui limiti, ma aiutino l’adolescente a riconoscere anche le proprie risorse e potenzialità.
Il gruppo dei pari svolge una funzione fondamentale nello sviluppo dell’identità adolescenziale.
Attraverso il confronto coi coetanei, l’adolescente può sperimentare nuove modalità relazionali, scoprire aspetti di sé, sentirsi parte di una comunità e sviluppare un senso di appartenenza.
Per gli adolescenti con disabilità intellettiva, le attività di gruppo e gli interventi psicoeducativi rappresentano spesso contesti privilegiati nei quali poter esprimere emozioni, condividere esperienze e sentirsi compresi. Il confronto coi coetanei permette di ridurre il senso di diversità e di costruire un’immagine di sé più realistica e positiva.
Anche il lavoro psicologico, individuale e/o di gruppo, può offrire uno spazio protetto in cui dare significato alle trasformazioni in corso, favorendo la consapevolezza emotiva e relazionale.
Parlare di identità e sessualità nella disabilità intellettiva significa riconoscere bisogni che esistono e che meritano il giusto ascolto. L’obiettivo non è eliminare la difficoltà, ma creare condizioni affinché ogni adolescente possa sentirsi accolto/a nella propria unicità, sviluppare una maggior conoscenza di sé e costruire relazioni significative.
Accompagnare questi ragazzi e queste ragazze nel percorso verso l’età adulta richiede uno sguardo capace di vedere oltre la diagnosi: uno sguardo che riconosca la persona, i suoi desideri, le sue
emozioni e il suo diritto a crescere, cambiare e trovare il proprio posto nel mondo.
Bibliografia
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