di Benino Argentieri
Recensione del docufilm “Nonostante le cicatrici”
Lunedì 13 aprile 2026 si è tenuta presso il cinema Nuovo Sacher a Roma la proiezione del docufilm “Despite the scars” (trad. “Nonostante le cicatrici”).
Quest’opera segue Thea, una giovane ballerina che vive a Berlino, nel lungo e complesso cammino che prende le mosse da un evento terribile: l’aver subìto una violenza sessuale di gruppo tornando a casa una sera. Nell’avvicendarsi delle scene, vediamo Thea percorrere in tempo reale stanze di casa, corsie di ospedali, aule di tribunale e aule di danza. Le siamo accanto nei momenti duri, fatti di flashback e spaesamento, tanto quanto nei momenti di luce, in cui risplende durante le sue lezioni di danza.
Il sapiente montaggio alterna proprio momenti piacevoli e momenti spiacevoli, che ricalcano l’oscillare continuo tra il “qui ed ora” e i flashback a seguito di un’esperienza dal potenziale
traumatizzante. Una scena mi ha colpito particolarmente: Thea invita una sua allieva a muovere il proprio corpo per spostare il baricentro e vivere l’esperienza del lasciarsi cadere, per poi riprendere l’equilibrio.
Cadere equivale ad una radicale perdita di controllo: emerge spontaneamente l’angoscia del vuoto, si mette a nudo la vulnerabilità, ci investe la paura del dolore dell’impatto.
Invece il lasciarsi cadere, quindi decisione calcolata e consapevole, espone a questo vissuto spiacevole ma tentando di farne un’esperienza con un significato assai diverso. Per Thea, come per chiunque abbia attraversato un evento traumatizzante, i rischi sono quindi non fisici (non si arriva mai a cadere davvero) ma emozionali e psicologici: rivivere emozioni e persino sensazioni legate all’evento (incluso il tempo in ospedale o le udienze in tribunale).
Il permettersi di lasciarsi cadere in quei territori emozionali necessita di fiducia: fiducia verso sé stessi, nelle proprie capacità, risorse e possibilità di resilienza e ripresa; fiducia verso qualcun altro significativo e la sua presenza di sostegno; o anche una combinazione delle due. Effettivamente queste parole sembrano descrivere la psicoterapia, con il suo tornare in
luoghi di sofferenza nella fiducia della relazione terapeutica con lo specialista. Questo film prende le mosse proprio dalla fiducia di Thea in sé stessa, nello psicoterapeuta
e in un piccolo e prezioso gruppo di persone: Felix Rier, suo amico di vecchia data e regista dell’opera al quale Thea ha raccontato l’accaduto, il compagno Thiago e la cagnolina
Mandinga. In realtà c’è un’altra persona importantissima ma non ne svelerò qui l’identità né il significato simbolico con il quale arriva.
Tutto, dalle scelte registiche a quelle in sala di montaggio, dal comparto audio all’utilizzo di video fatti da Thea direttamente con il proprio smartphone, questo docufilm arriva come un
racconto delicato perché intimo, anche nel tatto e nel rispetto mostrato da tutte le persone coinvolte. Allo stesso tempo è un racconto potente e la potenza sta nella scelta di Thea di lasciarsi cadere, volta dopo volta, per capire come riprendere l’equilibrio e recuperare la sua saldezza, il più possibile.
E la potenza sta in un altro deliberato atto di Thea: scegliere di condividere le sue ferite, le sue cure, le sue cicatrici. Condivisione come modalità di attraversare il dolore, l’unico modo
possibile per renderlo qualcosa altro dalla natura violenta dell’atto. Condivisione come regalo prezioso per noi spettatori, che in questo film siamo invitati a seguire tutto, in punta di piedi,fino ad arrivare assieme a Thea a sentire nel corpo e nell’emozione la concreta speranza con la quale ha ricostruito.
Thea è fondatrice di Resildance, progetto che mira a sviluppare la resilienza ed elaborare esperienze difficili tramite il movimento.
“Despite the scars” è vincitore del Biografilm 2025 e nella stessa edizione ha ricevuto una menzione speciale Hera “Nuovi Talenti”.
www.despitethescars.com




































