Il fenomeno dello stalking, o Sindrome delle Molestie Assillanti, è oggi un fenomeno che risulta drammaticamente attuale. Esso si concretizza in una serie di comportamenti ripetuti di controllo, sorveglianza e di ricerca costante e intrusiva di contatto da parte di un individuo nei confronti di un altro, contro la sua volontà.
Rappresenta quindi una vera e propria forma di violenza psicologica, in cui lo stalker non riesce a tollerare la frustrazione e la sofferenza relativa al rifiuto, all’abbandono, o al disinteresse da parte dell’altro, e mette in atto una serie di condotte patologiche per costringerlo vicino a sé.
Il termine stalking ha origine dal verbo “to stalk”, che significa letteralmente “pedinare, perseguitare”, e viene mutuato dal gergo tipico dei cacciatori, dove per “stalker” si intendono i cacciatori, che inseguono furtivamente le loro prede.
Il termine venne utilizzato per la prima volta negli anni ’90 negli Stati Uniti dai mass media per indicare le condotte persecutorie rivolte alle celebrità e a vips, per poi venire molto velocemente accolto nel linguaggio parlato, e generalizzato ad indicare tutti quei comportamenti ripetuti intrusivi di controllo e sorveglianza, pedinamento, ricerca di contatto, molestia e attenzioni indesiderate in tutte le sue varie forme, divenendo così un termine volto ad indicare una categoria di persone e comportamenti.
Nella società attuale si assiste sempre più frequentemente a quello che viene chiamato cyberstalking, ossia quel fenomeno che indica molestie e intrusioni continue tipiche dello stalking ma realizzate in internet, in particolar modo sui social network, o in piattaforme dove solitamente le persone comunicano tra loro, si “incontrano”, conversano. Questo tipo di molestia, si concretizza con invio continuo e ossessivo di messaggi, invio di messaggi o video compromettenti per la persona che li riceve, tutti comportamenti che possono avere conseguenze psicologiche profonde e porre l’individuo in uno stato di ansia e di allerta, condizione per la quale il cyberstalking è ugualmente penalmente punito.
Lo stalking viene criminalizzato per la prima volta in Italia solo e soltanto a partire dal 2009, adottando la terminologia di reato di “atti persecutori” (decreto legge del 23 Febbraio 2009, tradotto nella legge n. 38 il 23 Aprile 2009, che stato la base per l’inserimento nel codice penale come Articolo 612 bis).
L’articolo 612 bis sancisce che la condotta può essere messa in atto da chiunque, e che dunque si tratta di un reato comune, il cui il soggetto attivo può essere un qualsiasi individuo dotato di capacità penale. Per la legge, le condotte persecutorie devono provocare un perdurante e grave stato di ansia o di paura e la persona deve provare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto, per cui il giudice deve accertarsi che le condotte persecutorie siano tali da generare, nella persona offesa, tali sentimenti di paura e apprensione, e che tali sentimenti siano direttamente riconducibili alle condotte incriminate.
Prima di intraprendere una vera e propria azione legale, la persona vittima di atti persecutori può rivolgersi alle autorità, con conseguente possibilità da parte delle autorità competenti di ammonire e dissuadere la persona che agisce le molestie, dando modo al molestatore di poter prendere consapevolezza dell’impatto dei propri agiti, e interromperli.
All’interno del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-V) lo stalking non è classificato come un disturbo mentale, tanto è che in psicologia si parla di “sindrome” delle molestie assillanti e non di “disturbo”, ma è spesso associato a discontrollo degli impulsi, disturbi di personalità, disturbo ossessivo-compulsivo, altre condizioni di salute mentale e difficoltà nella gestione delle relazioni interpersonali.
Proprio in riferimento alle relazioni interpersonali un autore particolarmente famoso in psicologia, Jhon Bowlby, parla di Teoria dell’Attaccamento definendo la relazione di attaccamento come una relazione precoce costruita dal bambino con una specifica figura di riferimento, solitamente la madre, avente sia una funzione biologica, di protezione dai pericoli, che una funzione psicologica, garantisce cioè una sensazione di sicurezza e benessere. Ciò implica da parte del bambino la ricerca costante di una prossimità fisica, in assenza della quale egli protesta per la separazione, e prova ansia e sentimenti di angoscia.
A partire dall’esperienza di attaccamento Bowlby teorizzò che intorno ai 18 mesi i bambini fossero in grado di strutturare mentalmente, nel corso dell’interazione con l’ambiente il bambino, dei Modelli Operativi Interni, ossia degli schemi con il quale percepire gli eventi, tentare di prevedere le conseguenze di alcuni comportamenti, costruendo così le proprie relazioni.
Per la formazione di questi Modelli Operativi interni indispensabili sono le interazioni tra caregiver e bambino e la qualità della relazione che si configura tra loro.
Fatta questa premessa, considerando come il sistema di attaccamento sia qualcosa di relativamente duraturo nel tempo e stabile che influenza le relazioni successive, in particolar modo le relazioni che un individuo instaura con il proprio partner sentimentale, molti studi si sono soffermati sulla possibilità che “attaccamenti insicuri” danneggino le abilità individuali di gestione delle relazioni in età adulta, con una conseguente propensione a mettere in atto dei comportamenti disfunzionali e di discontrollo in relazione alla persona amata.
Considerato il fatto che la capacità di avvicinarsi agli altri con fiducia e con sicurezza dipende proprio dal fatto di avere avuto esperienze relazionali positive e rispecchianti, nelle prime fasi di vita, con la propria figura di attaccamento, non risulta difficile poter operare una lettura della Sindrome delle Molestie Assillanti all’interno della cornice della Teoria dell’Attaccamento, e analizzare il fenomeno all’interno della dimensione relazionale, in cui proprio “gli schemi relazionali” dello stalker – intese proprio come le primissime esperienze relazionali – si attivano dando vita ad una dinamica relazionale di stampo persecutorio e maltrattante.
È importante sottolineare come aver avuto un “attaccamento insicuro” non causi direttamente una disfunzionalità nelle relazioni nell’età adulta, dal momento che i pattern di attaccamento sono in continua evoluzione e modifica, ma costituisce comunque un importante fattore di rischio nel complesso gioco di intrecci tra tanti altri fattori di rischio e altrettanti fattori protettivi.
È proprio in virtù del fatto che non esiste alcuna causalità diretta che, in un’ottica preventiva, è importante poter promuovere una buona educazione all’affettività all’interno di tutte le diverse agenzie educative in cui il bambino è inserito (la famiglia, la scuola, i contesti ludico-ricreativi), in cui egli possa imparare a vivere intensamente e in maniera profonda stati emotivi e affettivi senza farsene sopraffare, sapendo riconoscere e accogliere le proprie emozioni per poter poi riconoscere ed accogliere quelle dell’altro.
A livello psicoterapeutico, è importante offrire alle vittime di stalking uno spazio in cui poter essere accolte nel tentativo di ristabilire un equilibrio psichico e riprendere in mano la loro vita, uscendo così dal circolo di terrore e paura che le condotte persecutorie hanno in loro generato.
Per quanto riguarda invece il trattamento di persone che agiscono comportamenti persecutori e di molestia, in ambito clinico al terapeuta spetta il compito proprio di lavorare sugli schemi relazionali del paziente, ponendosi come base sicura da cui poter partire per esplorare il mondo interno del paziente, i temi più controversi e, talvolta, traumatici anche delle loro relazioni di attaccamento primarie.
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