di Giuseppina Valvo

Obiettivo del presente lavoro è fornire alcuni elementi conoscitivi dei più
frequenti disturbi comportamentali e di relazione che si manifestano nei bambini.
Nonostante la diagnosi in età evolutiva sia da considerarsi per certi versi limitante
e riduttiva, in virtù dei cambiamenti anche repentini delle situazioni di disagio, la
precisa definizione dei comportamenti problematici permette di individuare
specifiche strategie di gestione delle stesse. Occorre pertanto distinguere i disturbi
del comportamento da quei comportamenti legati a particolari fasi dello sviluppo o
a particolari situazioni che il bambino sta vivendo.
I disturbi del comportamento per essere definiti tali devono essere reiterati
nel tempo ovvero ripetuti e non occasionali e si devono manifestare in almeno due
contesti come ad esempio in famiglia e a scuola. Si è inoltre in presenza di
condotte dalle caratteristiche estreme per intensità della manifestazione e per le
conseguenze negative per il bambino stesso e per gli altri.
Si definiscono “condotte esternalizzate” poichè il disagio viene rivolto
all’esterno attraverso una vasta gamma di condotte disfunzionali sul piano sociale
(impulsività, aggressività, sfida, violazione delle regole, ecc.).
I fattori di rischio rispetto all’insorgenza sono molteplici da quelli biologici
(es. bassi livelli di serotonina o alti livelli di cortisolo), legati alla fase prenatale e
perinatale, a quelli socio-ambientali come lo stile educativo genitoriale coercitivo,
stili di attaccamento di tipo insicuro o disorganizzato, conflitti all’interno del
contesto familiare, esposizione a atti violenti, maltrattamenti o situazioni di abuso.

Esistono diverse tipologie di disturbo comportamentale:
– 1 Disturbo esplosivo intermittente,
– 2 Disturbo della condotta
– 3 Disturbo oppositivo-provocatorio
1. Il bambino con tale disturbo ha reazioni aggressive esagerate rispetto alle
situazioni che potrebbero rappresentare un pericolo per sé e per gli altri. Il
disturbo si manifesta nella tarda infanzia o in adolescenza e può essere
temporaneo o cronico. Le esplosioni comportamentali sono brevi e
accompagnate da una varietà di sintomi corporei (sudorazione, balbuzie,
senso di oppressione al torace, spasmi, palpitazioni). Gli atti aggressivi sono
spesso accompagnati da una sensazione di sollievo, e in alcuni casi, di
piacere, ma spesso seguiti da rimorso da parte del bambino.

2. Il Disturbo della Condotta comporta la violazione in maniera ripetitiva e
persistente delle regole sociali e dei diritti altrui. Si manifesta con una
tendenza a essere impulsivi e prepotenti. Si tratta in questo caso di bambini che intimoriscono i coetanei dando inizio a discussioni o a colluttazioni
fisiche e che possono far ricorso ad armi o oggetti in grado di ferire. Il
bambino manifesta una certa crudeltà e prova piacere nell’infliggere danno
all’altro. I bambini con disturbo della condotta difficilmente si integrano in
maniera funzionale ai propri contesti e possono essere estremamente
sensibili agli stimoli ostili compiendo errori di valutazione rispetto alle
intenzioni degli altri, pertanto trovano nel comportamento aggressivo la
propria modalità di fronteggiare le circostanze.
3. Il Disturbo Oppositivo Provocatorio (DOP)è un disturbo del comportamento
che riguarda il modo disfunzionale in cui il bambino agisce e si relaziona agli
altri. In particolare Il bambino presenta difficoltà a interagire con gli altri e
ha la tendenza a sfidare i genitori, o gli altri adulti che se ne occupano,
spesso istigando e cercando il modo di generare irritazione. Non ama seguire
le regole e rispettare le richieste che gli vengono fatte opponendosi
verbalmente e con le azioni. Si innervosisce facilmente, è permaloso e si
arrabbia di frequente per futili motivi. Possono avere manifestazioni forti
anche in contesti sociali ed essere bambini rancorosi che tendono a
vendicarsi rispetto al presunto torto subito. Un ruolo fondamentale assume la
distorsione cognitiva: il bambino interpreta le reazioni proprie e altrui in
maniera errata. Anche a scuola questi bambini possono accumulare
esperienze negative perché rimproverati dagli insegnanti o isolati dai
compagni.
Il Disturbo da Deficit dell’Attenzione e dell’Iperattività (ADHD) non rientra
propriamente nei disturbi della condotta ma spesso viene rintracciato nei bambini
adottivi. Caratteristica fondamentale di tale condizione è la persistente
disattenzione e/o impulsività/iperattività. La disattenzione si manifesta con la
difficoltà a seguire le istruzioni, facile distraibilità e frequenti errori nei compiti
scolastici. L’iperattività si riferisce invece a un’eccessiva attività motoria
manifestata in momenti e situazioni non appropriati, a un eccessivo dimenarsi e a
una cospicua loquacità. Per impulsività s’intende invece la presenza di azioni che
vengono compiute in maniera affrettata, senza premeditazione e talvolta possono
essere pericolose per il bambino.