Psicologi in Ascolto: quando l’intervento psicologico non è un “bene di lusso”

                                                    di Luca Boccassi

Il concetto di periferia

“La periferia è l’insieme delle zone di una città disposte ai margini esterni del suo agglomerato urbano”, dice Tullio De Mauro nel suo Il dizionario della lingua italiana, la cui caratteristica sarebbe quella di essere una area periferica generalmente svantaggiata rispetto al centro cittadino, sia dal punto di vista urbanistico e funzionale, che dal punto di vista socio-economico.

O ancora, seguendo Rosa Ronzoni ed il suo Il senso della periferia, “una zona urbana esterna rispetto al centro tipica dell’Urbanesimo moderno, in genere anonima, senza la vivacità dei quartieri centrali, oppure il decoro dei quartieri storici”.

L’idea di periferia porta con sé nella nostra lingua, nel nostro modo di parlare e pensare, il tema del degrado, della mancanza di risorse, dell’emarginazione, della povertà.

La povertà ed i disturbi mentali

Studi effettuati negli ultimi 25 anni hanno comprovato una stretta correlazione fra povertà e disturbi/malattie mentali.
Le persone indigenti soffrono circa il doppio di disturbi mentali comuni rispetto a quelle agiate: la depressione, per esempio, in qualsiasi popolazione presa in esame mostra tassi di prevalenza 1,5/2 volte maggiori nel gruppo dal reddito inferiore (Patel e Kleinman 2003).

Fame, indigenza, sovraffollamento abitativo e debiti sono significativi fattori di rischio per i cosiddetti disturbi mentali comuni. Istruzione ed occupazione giocano un ruolo importante nella correlazione fra povertà e disturbi psichiatrici: bassi livelli di istruzione e disoccupazione sono fattori di rischio per le malattie mentali.
I disoccupati si rivolgono quantitativamente di più all’assistenza sanitaria ed i tassi di mortalità risulterebbero più alti. Inversamente la relazione è altrettanto forte, tanto che la malattia mentale è un significativo predittore di disoccupazione (WHO, 2012).

Dati attuali sui disturbi mentali

I disturbi mentali sono già, nei Paesi ad alto reddito, la principale causa di perdita di anni di vita per morte prematura e disabilità (17,4%), seguiti dal cancro (15,9%), dalle malattie cardiovascolari (14,8%), dagli infortuni (12.9%) e delle malattie muscolo-scheletriche (9,2%).

I dati forniti dall’OCSE, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, nel suo focus “Fare i conti con la salute mentale”, la depressione grave, il disturbo bipolare, la schizofrenia e le altre malattie mentali gravi riducono la speranza di vita in media di 20 anni rispetto alla popolazione generale.

I temi trattati convergono in un solo punto.
E non è lo scenario che si prefigura, è lo scenario che già adesso viviamo.
Sempre più persone lontane dal “centro”.
Sempre più persone emarginate, poco istruite, “lontane”, malate, sole e con meno risorse, economiche e personali, per accedere a cure private.

Il progetto Psicologi in Ascolto

Il progetto Psicologi in Ascolto nasce nel 2011, dalla collaborazione con il Centro di Salute Mentale del VIII Municipio di Roma, su un’idea semplice e chiara: permettere a tutti l’accesso ad una cura psicologica.

A fronte di una scarsità di risorse dei servizi pubblici, Psicologi in Ascolto eroga servizi gratuiti o economicamente accessibili, organizzati in collaborazione con le strutture pubbliche, in modo da garantire una assistenza psicologica per tutti i cittadini che ne fanno richiesta.

Da 2011 abbiamo seguito, nelle nostre diverse sedi, più di 800 pazienti strutturando un modello di lavoro basato su un ciclo di incontri di consulenza gratuita ed efficace per il paziente, con la ferma convinzione che la psicoterapia non possa, e non debba, essere un bene di lusso.

Come ci dice il responsabile del progetto, il dott. Antonio Alcaro, “le strutture di salute mentale nascono per fornire la psicoterapia a pazienti che hanno diversi gradi di gravità, però per un problema di fondi la struttura pubblica non riesce a fornire un servizio di psicoterapia. Tutta la fascia di utenti che si può de nire media o leggera in genere si rivolge al privato.

Questo ha dei costi che non sono sostenibili per alcuni pazienti che vivono all’interno di alcune fasce sociali. Quindi, c’è un grande vuoto perché il privato fornisce una psicoterapia continuativa per chi se lo può permettere e il pubblico non è in grado di fornirla a tutti per una carenza di organico di personale e di mezzi.

Noi ci collochiamo in una fascia intermedia tra pubblico e privato, infatti ci definiamo privato sociale.” Nella consapevolezza che “il disagio psichico nasce all’interno di un contesto sociale e in qualche modo le problematiche sociali si ripercuotono sulla sfera psichica e viceversa.”

Biblio

Correlazione fra povertà e disturbi mentali e sue implicazioni su esiti ed erogazione della cura, Benedetto Saraceno, Direttore scientifico Centro Studi Sofferenza Urbana

Il senso della periferia, Maria Rosa Ronzoni, Alinea 2001

Disturbi mentali in aumento nei Paesi ad alto reddito. La prossima grande “epidemia”, Agenzia italiana del farmaco, luglio 2015

pubblicato su 180.org