Maternità e salute mentale: perché è importante anche per il bambino il benessere in gravidanza

                                           dott. ssa Giorgia Mariano

La letteratura psicanalitica è concorde nel ritenere fondamentale il rapporto madre-bambino  per la crescita sana dell’individuo. Questa relazione avrebbe le sue radici anche nella vita prenatale: non solo come reazione del feto alle emozioni della madre, ma anche come risposta alle sue immagini e fantasie inconsce (Rufini,1984). Le fantasie inconsce sono funzionali, quando conducono il mondo fantastico dei genitori verso una rappresentazione del figlio in arrivo. Ma possono essere anche disfunzionali se sono totalmente assenti, vissute senza alcun segno di angoscia o se prendono la forma di pensieri ossessivi. 

Già dal momento del concepimento, il feto recepisce ogni variazione dello stato fisico ed emotivo della madre come messaggio piacevole o angoscioso. Perciò questi vissuti costituiscono la base della futura comunicazione empatica tra madre e bambino.  

Le possibili angosce delle mamme incinte si possono raggruppare almeno in tre temi fondamentali: la paura del cambiamento corporeo, il timore di morire o di far morire e la paura di far nascere un bambino malformato.   

La gravidanza è un momento di trasformazione particolarmente importante e delicato nel quale le donne vivono conflitti, intense emozioni e sentimenti ambivalenti. S’ipotizza avvenga una vera e propria regressione, durante la gravidanza, come la riattivazione di una memoria inconscia della propria nascita e del rapporto instaurato con la propria madre. Nella psicologia junghiana, questo concetto ha una valenza fortemente positiva, “Reculer pour mieux sauter” (Indietreggiare per saltare meglio). In generale, nella vita di tutti gli individui ogni momento piacevole o doloroso di trasformazione è, infatti, caratterizzato da una temporanea regressione che consente di affrontare meglio il “nuovo”.  

L’io della donna incinta deve trovare un armonico compromesso tra la sua identificazione con il bambino, che è rivolta verso il futuro, e l’identificazione con la propria madre, che è rivolta verso il passato. 

Il movimento regressivo risulta funzionale per sviluppare empatia con il nascituro e crea nella madre una condizione psicologica molto vicina a quella del proprio figlio. Bion (1962) definisce la “Reverie materna” come il processo attraverso cui, nella mente della madre viene dato un significato all’esperienza del bambino, rendendo di conseguenza possibile per quest’ultimo l’inizio dello sviluppo della capacità riflessiva sugli stati mentali.  

Insomma, durante la gravidanza possono esserci sintomi che variano di frequenza e intensità, con effetti, a volte, a lungo termine sulla salute della stessa diade madre-bambino. Nel periodo post-partum circa l’85% delle donne manifesta un qualche tipo di disturbo dell’umore. Per la maggior parte i sintomi sono lievi, di breve durata e si risolvono spontaneamente; il 15-20% delle donne sviluppa invece sintomi più significativi di depressione o ansia.  

Il baby blues è uno di questi. Si tratta di una condizione di disagio caratterizzata da tristezza, facilità al pianto, irritabilità, ansia, aumentata sensibilità, affaticamento, disturbi del sonno e dell’appetito. Una percentuale compresa tra il 30 e l’80% delle donne che hanno partorito da meno di 7 giorni attraversa questa esperienza temporanea, che regredisce nell’arco di 7 – 10 giorni. Solo una minima percentuale di questi casi può evolvere in una depressione post-partum. 

Anche la depressione post-partum si manifesta dopo la nascita e può mantenersi inalterata, se non ci si rivolge a professionisti competenti. L’intensità di questa sintomatologia può variare da un lieve disagio nel gestire i rapporti all’interno del proprio nucleo familiare ad una totale difficoltà nell’affrontare gli eventi della vita, legati o no alla maternità. I sintomi comunemente riconosciuti sono: 

  • Predisposizione al pianto; 
  • Irritabilità, che può presentarsi con un’aggressività espressa verbalmente o fisicamente; 
  • Insofferenza verso chiunque stimoli una richiesta di attenzioni; 
  • Disturbi del sonno caratterizzati da difficoltà nell’addormentamento o da un risveglio precoce o da sogni angosciosi che provocano un brusco risveglio; 
  • Stanchezza fisica e psicologica che porta a difficoltà di concentrazione; 
  • Disturbi dell’appetito (inappetenza con conseguente perdita di peso o iperfagia) 
  • Sentimenti di inadeguatezza nell’accudire il bambino (allattarlo, cambiarlo…); 
  • Pensieri di tipo ossessivo legati al benessere del bambino, come la preoccupazione di rispettare, con eccessiva precisione, gli orari dell’allattamento o del sonno; 
  • Senso di colpa per non essere la madre fantasticata durante il periodo della gravidanza; 
  • Perdita di desiderio sessuale che si associa alla condizione di maternage in cui la mamma vive solo per il bambino (questa situazione di solito si risolve entro i primi mesi, ma può durare fino a circa 8 – 9 mesi) 

Le madri hanno bisogno di sentire che è possibile parlare delle proprie emozioni e dei propri pensieri negativi. I sentimenti di colpa, vergogna, paura possono rimanere non espressi apertamente. Le emozioni di rabbia e irritabilità sono segnali particolarmente importanti. È fondamentale aiutare la donna a riconoscere tali sintomi e accompagnarla nella dolorosa esperienza di comprenderli, capirsi e poter chiedere aiuto a degli specialisti.