Il gioco d’Azzardo, un fenomeno in aumento

Autore Luca Boccassi

 

Secondo il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali ad oggi in uso, il gioco d’azzardo patologico (in lingua inglese gambling) è definito come una modalità maladattiva di gioco d’azzardo, caratterizzata da perdita di controllo sul comportamento e gravi problemi su molte aree della vita della persona.

Qualche numero…
Il giornale Il Sole 24ore scriveva un anno fa che, secondo il Ministero della Sanità, in Italia la percentuale di giocatori d’azzardo problematici varia tra l’1,5% e il 3,8% della popolazione, cui si aggiunge un altro 2,2% di giocatori d’azzardo patologici. Parliamo quindi, in numeri, di almeno 900 mila persone.
Secondo Libera in Italia si possono contare oltre due milioni di giocatori a rischio e ottocentomila giocatori patologici.
Lo Stato italiano attualmente incassa dal gioco legale almeno 8 miliardi di euro, e le mafie, da quello illegale, non meno di 23 miliardi.
L’Italia stampa un quinto dei gratta e vinci di tutto il mondo e ha il record di apparati elettronici da gioco, circa 416mila, a cui si aggiungono 50mila video lottery secondo le stime di Repubblicasui dati di Euromat.
L’Italia ha in assoluto la più alta densità di slot machine di vario tipo. Da sola ne ospita ufficialmente 414.158, circa la metà di quelle presenti in tutto il territorio degli Stati Unti. Una ogni 143 abitanti.
Una stima fornita dalla Regione Lazio indica che i costi sanitari diretti da ludopatie è di 85 milioni di euro l’anno; ma i costi “indiretti”, dovuti al crollo della capacità lavorativa o alla perdita del posto per chi è catturato dal gioco, sarebbero di quasi cinque miliardi.*

Sebbene il gioco d’azzardo abbia accompagnato la storia dell’uomo dagli albori dei tempi, negli ultimi anni il fenomeno sembra avere assunto spesso lo status di piaga sociale. Seguendo il pensiero di Imbucci, “nei periodi di crisi economica, valoriale e di incertezza per il futuro, il gioco d’azzardo può svolgere una funzione compensatoria nei confronti del malessere della vita, occasione per fantasticare mete di successo che appaiono altrimenti irraggiungibili; incanala frustrazioni e favorisce modalità regressive di funzionamento psichico con il prevalere del pensiero magico. Nei momenti di benessere economico risponde a una funzione di tipo ludico”.
Rispetto alla maggior parte di giochi d’azzardo tradizionali oggi prevalgono giochi più dinamici, facilmente accessibili, a basso costo economico di ingresso, giocati prevalentemente in solitudine, più semplici nelle regole di vincita/perdita.
Negli ultimi anni lo sviluppo economico ha favorito sempre più l’accessibilità al gioco anche da casa, la velocità delle partite, la possibilità di vincita immediata, l’alienazione sociale.

Numerosi interventi in letteratura mirano a descrivere le fasi di sviluppo dell’approccio patologico al gioco d’azzardo come segue:
– La fase della vincita con un incremento di autostima, senso di prestigio e onnipotenza.
– La fase della perdita inaspettata, della rincorsa alle vincite e le conseguenti perdite ulteriori; fase che porta con sé caduta di stima, rincorsa del recupero, menzogne ai familiari, modifiche comportamentali con deterioramento delle relazioni, perdite finanziarie, tentativi inutili di smettere, false promesse a sé e ai familiari.
– La fase della disperazione, della ricerca di soluzioni finali come attività illegali, fantasie di fuga ed a volte di suicidio. All’interno di questa fase compare la consapevolezza della impossibilità di risolvere i problemi finanziari e la conseguente ricerca del “colpo grosso”. A volte questo segna l’inizio di attività illegali per finanziare il gioco.

La richiesta di intervento si colloca molto spesso dopo questa fase, quando il problema deflagra nel nucleo famigliare. Frequentemente succede che siano i familiari stessi a spingere la persona a chiedere aiuto.
Spesso la persona è sola con il suo segreto, solitamente aver perso molti soldi, inconfessabile in famiglia.
Il gioco d’azzardo patologico è prevenibile, curabile e guaribile. Necessita di una diagnosi accurata, cure specialistiche e supporto sociale.
La collaborazione dei familiari è parte integrante della terapia.
I trattamenti maggiormente efficaci mirano, attraverso l’ausilio di specialisti, ad insegnare a fronteggiare la compulsione al gioco (craving), alla ristrutturazione cognitiva ed affettiva della persona ed al controllo di eventuali problemi finanziari (gestione del patrimonio).

[1] Dati riferibili a Cippitelli. Convegno Gambling:stato dell’arte e nuove prospettive, 2015, Roma.

 

immagine di claudeland louls